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Depressione in adolescenza

Lo scorso 7 aprile, Giornata mondiale della Salute, il tema centrale è stato la Depressione. Ci sembra che una giornata sola non basti per parlare di un disturbo così importante e così diffuso.

Non si tratta di alzarsi con il piede sbagliato o avere un momento no, ma è una condizione clinica che presenta molti sintomi prolungati nel tempo e rischia di rovinare la vita non solo di chi ne soffre, ma anche delle persone con cui vive.

Senza utilizzare definizioni mediche vogliamo descriverla con le parole di una bambina di 10 anni “è una trappola che ti fa stare male tutto il giorno e tutti i giorni, non ti piace più niente e sei sempre triste… dopo un po’ ti chiedi anche perché vivi”. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità più di 300 milioni di persone soffrono di depressione e tra il 2005 e il 2015 i casi sono aumentati più del 18%; la stessa Organizzazione rivela come la depressione sia la prima causa di malattia e disabilità negli adolescenti.

 

QUESTO PERCHÈ ?

Perché la depressione, in particolare in adolescenza, compromette tutte le sfere di vita (famiglia, rapporti sociali, scuola). La presenza di questo disturbo può anche portare più facilmente all’utilizzo di droga o alcol con le conseguenze purtroppo note.

 

MA COME SI RICONOSCE QUESTA SINDOMRE ?

I principali sintomi sono:

  • tristezza, disperazione, frequenti pianti

  • tendenza ad isolarsi e distaccarsi dalle persone con cui ha dei rapporti (amici, parenti)

  • perdita di interessi, mancanza di motivazione e di entusiasmo

  • disturbi del sonno (troppo o troppo poco) e dell’appetito (anche in questo caso troppo o troppo poco)

  • agitazione o al contrario rallentamento nei movimenti ma anche nei pensieri

  • difficoltà di concentrazione

  • affaticamento

  • pensieri di morte o idee suicidarie

ma anche

  • irritabilità, rabbia, ostilità

  • disturbi fisici inspiegabili come mal di testa o dolori

 

COSA BISOGNA FARE ?

Innanzitutto è fondamentale che si rompa il tabù di questa malattia e che se ne parli, a scuola, in famiglia, tra ragazzi perché chi si trova in questa situazione spesso ha paura di chiedere aiuto perché teme di essere “etichettato”, ma più si aspetta maggiori sono le difficoltà per affrontarla e sconfiggerla. E se il ragazzo non trova il coraggio o la forza per chiedere aiuto devono essere le persone che gli stanno intorno, famigliari-amici-insegnanti-allenatori-ecc, a rompere il muro del silenzio e spingere verso un intervento mirato, tempestivo ed adeguato.

 

I genitori e le figure vicine possono essere di fondamentale supporto incoraggiando il ragazzo a rimanere attivo (es. esercizio fisico), a mantenere o costruire una rete sociale (isolarsi aggrava solo la situazione, bisogna invece lodare gli sforzi che il ragazzo fa nell’uscire anche se scarsamente motivato) e aiutandolo a dare un senso alle sue emozioni (non bisogna minimizzare o ridicolizzare ma dare dignità alle idee del ragazzo). Inoltre indirizzarlo verso un trattamento psicologico e rimanere al suo fianco durante questo percorso può cambiare radicalmente la sua vita in meglio o, addirittura, salvargliela.

 

 

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